La performance di Shani Militello per Ram 2017

A Ram 2017 al Museo d’Arte della Città di Ravenna ci sarà anche l’arte della performance.

La giovane artista che la porta in mostra è Shani Militello e grazie a questa intervista approfondiamo la poetica che è alla base delle sue performance.

Definisci la tua arte, se è definibile. A cosa e a chi ti ispiri nel tuo percorso artistico.

La mia arte è in fase di ricerca, non ha ancora preso una via ben definita, sono sempre stata combattuta tra l’arte e lo sport (la Ginnastica ritmica) che ho praticato per 18 anni della mia vita. Legare le due passioni non è facile ma penso che grazie alla performance sia possibile.

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Quali sono le tecniche che ti piace utilizzare o che sono a te più congeniali?

Grazie al Liceo e grazie all’Accademia di Belle Arti di Ravenna ho potuto sperimentare varie discipline (scultura, pittura, incisione, oreficeria, mosaico e land art). Prediligo la scultura insieme al mosaico ma come si può notare porto avanti la performance.

Parliamo ora dell’opera di videoarte e di “À rebours” del 2015. Una figura sinuosa e morbida che si muove in uno spazio rigidamente geometrico. Esci vittoriosa da questa sfida?

 

Nel percorso artistico di questi ultimi anni, attraverso i miei lavori, ho ricercato elementi di collegamento con la ginnastica ritmica e con la natura, l’Origine di questa mia ricerca nasce dalla necessità di sperimentare stili e linguaggi che mi aiutassero a fondere e correlare esperienze diverse, per trovare una maggior appartenenza. Questo ha determinato sia la scelta di lavorare sul mio corpo, sui miei ritmi, sui miei movimenti, ma anche sulla sinuosità e flessibilità di elementi naturali, prestando attenzione non solo al movimento in accezione puramente estetica, ma ascoltando i miei movimenti che scaturivano dal confronto con le resistenze ed i limiti che ho incontrato.

Nel video l’inquadratura è fissa, e la scena che ci troviamo di fronte è un fondo a scacchi in bianco e nero, sul quale entra in scena un corpo completamente coperto dallo stesso disegno. La focalizzazione quindi non è centrata sull’identità di quel corpo, ma sul suo movimento. La tuta integrale che ho indossato mi negava il contatto con la realtà esterna, andando ad alterare e limitare le normali percezioni legate a sensi. Questi limiti contribuivano all’estraniamento inducendomi ad un ascolto forzato di me, sia nelle alterazioni ritmiche del mio corpo, sia emozionali. Il ritmo cardiaco accelerato, dato dallo sforzo nel mantenere una fluidità di movimento equilibrato; una sorta di cecità che mi portava ad una falsata relazione dello spazio, per la mancanza di riferimenti; la dimensione uditiva ovattata che acuiva il senso di isolamento, mi portava a confrontarmi con la mia parte emozionale. Chiusa in un involucro mi trovavo istintivamente a relazionarmi con i miei nuovi limiti, dati da un leggero senso di claustrofobia e solitudine che mi conducevano ad uno ascolto intimo, e spronavano a superarli, trovando in me stessa la forza per accettarli. Mi sono quindi confrontata con due tipi di sfide: la prima legata a gesti, emozioni e percezioni che emergevano durante la performance, mettendomi di fronte alla consapevolezza dell’importanza dei nostri sensi che molto spesso diamo x scontati nel rapporto sperimentale con il mondo estero. La seconda improntata alla ricerca estetica attraverso la ricerca della mimesi, all’andamento corporeo fluido, e all’ambiguità di movimento data dalla scomposizione articolare.

 

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Facciamo un ‘77” è il tema di RAM2017. Cosa significa per te questo ’77 e come hai affrontato in illustrazione un anno forse così lontano dal presente?

Inizialmente è stata dura, perché non conoscevo quel periodo storico nello specifico, poi però, pensando alla settimana della performance tenutasi a Bologna proprio in quell’anno, mi sono un po’ rasserenata.

“Gabbie” vuole riflettere sul confronto tra l’anno 77, anno di rivoluzione, ed i giorni nostri. Mentre nel 1977 gli uomini si ribellavano a ciò che lo stato prometteva ma non dava, rompendo le gabbie che lo stato stesso poneva sul popolo, oggi il tentativo di uscire da queste gabbie è molto spesso vano, perché in primis le gabbie sono quelle che ci costruiamo noi, con l’indifferenza e il disinteresse verso ciò che ci dovrebbe riguardare in un paese che dei giovani non parla mai.

shani-militelloUna domanda che non manca mai nelle nostre interviste: che cosa è per te la bellezza?

La bellezza è lo stupore dei sensi, ciò che ti resta dentro e non svanirà mai. Qualcosa che si sente prima ancora di essere visto, studiato e apprezzato.

Elena e Antonio