Rigenerazione urbana. Cos’è e perché se ne parla tanto (Parte prima)

Perché la Rigenerazione urbana è l’aspetto più contemporaneo che riguarda le nostre città. Perché le amministrazioni cittadine hanno finalmente aperto gli occhi e si stanno svegliando. Perché non possiamo più farne a meno visto che i nostri padri ci hanno lasciato non poco su cui lavorare.

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La definizione, più o meno

La Rigenerazione urbana è un processo condiviso. Non è quindi solo un crono-programma realizzato per un’area dismessa da un Project Manager oculato che mette mano a tutte le fila e gestisce sia gli aspetti finanziari, comunicativi, gestionali nei tempi predisposti sia quelli relativi alle risorse umane. Sono tutte le azioni ben coordinate che vengono messe in atto per la riqualificazione di un luogo che fa parte del tessuto cittadino, coinvolgendo soprattutto le persone che vivono quei luoghi attraverso pratiche di partecipazione. Cosa vuol dire?

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Lascio la parola al Distretto Popolare Evoluto, «laboratorio permanente di rigenerazione urbana, basato su dinamiche condivise che uniscono sostenibilità economica e sociale. Questa esperienza nasce a Bologna dal lavoro decennale svolto dall’Associazione Planimetrie Culturali sul territorio, e con il coinvolgimento attivo dei cittadini.”. Partiamo da una “ridefinizione del senso di comunità […] attraverso l’attivazione dal basso di spazi in disuso per offrire e ospitare servizi sanitari, sociali, artistico-culturali dotati di una propria autonomia economica. L’economia di comunità rappresenta quella dimensione di crescita e sviluppo che unisce i risultati economici conseguiti da imprese e organizzazione, ad obiettivi socialmente rilevanti. L’obiettivo è rendere più efficace il processo di rigenerazione sociale, offrendo opportunità di sviluppo di attività altrimenti impraticabili, e di ottimizzare la creazione, in scala locale, di un’economia intangibile basata su scambi orizzontali di tecniche, saperi, servizi. Una economia condivisa, motore di un nuovo welfare […]».

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A Ravenna esperta di partecipazione è senza alcun dubbio la Cooperativa Villaggio Globale con lo sviluppo del recente percorso partecipativo per l’elaborazione del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) creato dai cittadini.

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Vogliamo un identikit

Ma chi sono questi manager delle città? Parliamo di architetti, ovvio, loro hanno gli strumenti per una visione attenta sulle necessità pratiche a cui far fronte, ma anche di storici, ingegneri, artisti, social media experts, geometri, cittadini, curiosi.

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ISIA Faenza

Ci vuole una Specializzazione?

Da Project Manager della Rigenerazione Urbana, Qualifica di Specializzazione di Livello 7 EQF, che ho conseguito con esame finale nel caldo di questo giugno presso Demetra Formazione nella sede di Ravenna e con stage presso Bonobolabo di Marco Miccoli, sono felice di raccontarvi qui, e nei prossimi articoli, un po’ di cosa stiamo parlando. Io sono partita dall’arte, dalla street art in particolare. I graffiti, se regolamentati e coordinati (ma non troppo, perché ci piace anche la sorpresa quando si parla di street art), sono a tutti gli effetti una forma di rigenerazione di zone degradate o periferiche. E soprattutto in questo caso non stiamo parlando solo di pittura sui muri, ma di partecipazione della cittadinanza alle giornate di lavoro su strada, attenzione mediatica verso queste zone, e turismo, sì turismo, perché ci sono persone attente che si muovono sul territorio per vedere cosa viene proposto loro sui muri delle città.

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Nella prossima puntata sulla Rigenerazione urbana ci mettiamo sotto con leggi, normative e cose che bisogna studiare. Coraggio, che sotto l’ombrellone è anche più facile!

Elena

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