Rigenerazione urbana. Cos’è e perché se ne parla tanto (Parte seconda)

Cominciamo così. Il professionista che coordina la Rigenerazione urbana è il Project Manager e il «più grande Project Manager che io conosca è mia mamma», dice Francesca Liverani, la donna dei business plan e dell’organizzazione aziendale. Perché l’azienda, o in questo caso il processo di rigenerazione, è una casa e la mamma Project Manager sa tutto: cosa manca in frigorifero, quali sono le spese da affrontare, quali i rischi e le minacce giornaliere, chi entra e chi esce (anche detti stakeholders), quali sono i punti di forza e le debolezze del papà.

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La Matrice della Qualità Urbana

Un punto fermo da cui partire c’è e si chiama Matrice della Qualità Urbana redatta da AUDIS (Associazione Aree Urbane Dismesse). Si tratta di un documento e strumento operativo e di valutazione che attraverso nove livelli di analisi della qualità dell’area (urbanistica, architettonica, dello spazio pubblico, sociale, economica, ambientale, energetica, culturale, paesaggistica) vi permette di monitorare costantemente il processo.

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SDG, PUG, Crescita Zero, Uso temporaneo…

A farla da padrone sono ancora le Leggi Regionali che danno le direttive per questo tipo di azioni. Se non fosse per l’Unione Europea che con i suoi 17 goals entro il 2030 (praticamente domani!) ci sta col fiato sul collo. L’obiettivo numero 11 di questi Sustainable Development Goals  parla proprio delle nostre città perché diventino inclusive, sicure, resilienti e sostenibili, soprattutto in termini di «access to water and sanitation, urban mobility, energy and affordable housing, as well as energy efficiency and disaster prevention and preparedness…». Un grande obiettivo, che insieme agli altri sedici, diventa anche una sfida importante.

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Altro concetto da non sottovalutare è quello del Piano Urbanistico Generale del 2000. Nell’articolo 6 ci dice che «il consumo di suolo è consentito esclusivamente per opere pubbliche e opere qualificate dalla normativa vigente di interesse pubblico e per insediamenti strategici volti ad aumentare l’attrattività e la competitività del territorio» e che quindi il consumo di suolo non deve superare il 3% del suolo urbanizzato. Ah, entro il 2050 la recente proposta ci domanda di raggiungere la Crescita Zero!

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È qui che entra in gioco la rigenerazione urbana che attiva processi di recupero e valorizzazione di immobili e aree dismesse al fine di dargli una nuova e più che dignitosa vita. L’uso temporaneo può essere una forma di gestione di questi spazi. Come dice l’Articolo 16 della Legge 24-2017 della regione Emilia Romagna: «può riguardare sia immobili privati che edifici pubblici, per la realizzazione di iniziative di rilevante interesse pubblico e non comporta il mutamento della destinazione d’uso delle unità immobiliari interessate» e l’Art. 118 della nostra Costituzione: «Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà».

ravenna-street-artSpero di non aver risolto nessun dubbio, ma, anzi, di avervi invogliato a fare tante domande! Nel prossimo articolo ESEMPI, ESEMPI, ESEMPI.

Elena

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