Il Papa giovane e il suo trattato di Storia dell’Arte

Un motivo per cui accendere la televisione. Per innamorarsi di un Papa giovane e bello come solo Jude Law sa essere. Per immergersi nel racconto di un “Santo”, così spesso viene descritto. Irriverente, apolitico, solo, teatrale, amante. The Young Pope esordisce in Italia il 21 ottobre per Sky per la regia e l’idea del premio Oscar Paolo Sorrentino. Quasi un milione e mezzo di spettatori si appiccica allo schermo televisivo, tra cui noi.

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La sigla

Andiamo per gradi. La storia comincia, come ci dicono a catechismo, da una stella cometa che tutto infiamma e infine diventa meteorite. Sulle note di “All Along the Watchtower” di Bob Dylan il Papa Giovane attraversa la storia facendosi illuminare dalla stella e dall’arte. È un trattato di storia dell’arte questa serie televisiva, o meglio un film di 10 ore, che si dichiara tale fin dalla sigla appunto. In ordine:

  • Adorazione dei Pastori, Gerard van Honthorst
  • Consegna delle chiavi, Perugino
  • Conversione di San Paolo, Caravaggio
  • Concilio di Nicea, icona presente nel Monastero Mégalo Metéoron
  • Pietro l’Eremita che cavalcando una bianca mula col Crocifisso in mano e scorrendo le città e le borgate predica la Crociata, Francesco Hayez
  • Stimmate di San Francesco, Gentile da Fabriano
  • San Tommaso da Villanova distribuisce l’elemosina ai poveri, 
Mateo Cereso
  • Michelangelo che dà il modellino di San Pietro a Paolo IV, Passignano
  • Massacre de la Saint Barthelemy, le 24 aout 1572, François Dubois
  • La nona ora, Maurizio Cattelan

Prima della caduta della meteora su Papa Giovanni Paolo II nell’installazione di Cattelan, la carrellata si conclude con l’occhiolino complice e ammiccante del Papa come a dire: “Io lo so!”. Ma cosa? Si è mai visto un Papa ammiccare?

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Il Trattato di Storia dell’Arte

Sono due gli eventi principali della serie, all’inizio e alla fine. Durante le 10 puntate infatti non succede nulla, o quasi. Per intere puntate è solo il gioco di luci e immagini che tiene stretto lo spettatore. Le azioni sono poche, se non irrilevanti. È sui ritorni, i dettagli, le citazioni che si fa la storia artistica del personaggio.

Lenny Belardo/Pio XIII/Jude Law è un cardinale giovane e innocuo all’apparenza. Abbandonato in orfanotrofio da due genitori hippy che fino alla fine delle puntate lo toccheranno nel profondo. Ecco, questa in fondo è tutta la storia e quello che avviene in mezzo è un corollario. Decide e comanda. Molto spesso rimanda. Rivoluzionario al contrario che fa della non-comunicazione la sua arma più forte per attirare i fedeli. Dice lui stesso dando non poco su cui riflettere ai comunicatori di professione: “Qual è in fondo l’artista più acclamato del momento? Banksy, lo street artist newyorkese che non si fa vedere.”. Iniziamo con il citazionismo, ma fin qui troppo facile.

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Banksy

Prima e settima puntata. Una montagna di bambini neonati nudi. Il Papa è in Piazza San Marco a Venezia, Piazza che spesso ritornerà nel racconto. Tra le Montagne di Sale di Mimmo Paladino e i corpi di adulti-bambini di Marina Abramovic esordisce così il
nostro protagonista, nudo, anche se con la veste bianca, come quei bambini.pietà-rondanini-michelangelo

Passiamo alla devota Esther/Ludivine Sagnier che nella serie è la moglie di una guardia svizzera e che vediamo spesso osservare dalla finestra e in maniera reverenziale il Papa. Come in un quadro di Edward Hopper. Spazi vuoti di case americane e donne che guardano, pensano, e vivono fuori dalla finestra. Un pensiero fisso nella loro mente che abbiamo paura anche solo a immaginarlo. Così è Esther a quella finestra del Vaticano, semplicemente inquietante.

Terza puntata. Nelle stanze vaticane il Santo Padre si accascia sfinito su Esther, sempre lei, personaggio
pietà-rondanini-michelangelocardine della serie e in fondo continuamente presente nei pensieri del Papa. Come nei tableaux vivants i due mimano a terra una sorta di Pietà di Michelangelo, stanca nei profili, che diventa una Pietà Rondanini negli intenti. Sebbene la posizione dei corpi sia quella della prima Pietà, sono il pensiero e il respiro profondo di lei che rimandano alla Pietà che Michelangelo scolpì in fin di vita. L’opacità di un mistero che non si conclude. La stanchezza di un peso logorato.

Settima puntata. È chiaro il rimando alla pipa di René Magritte su foglio bianco che il Santo Padre riceve da sconosciuti e che va a incastrarsi perfettamente col pezzo di pipa, ricordo lontano, che tiene sempre in tasca: Ceci n’est pas une pipe. O ancora nell’ottava puntata quando immerso in apnea nella piscina per i suoi esercizi quotidiani sembra essere lui stesso lo Squalo in formalina di Damien Hirst. Sì, bisogna essere un po’ visionari, o pazzi, per leggere questo film.

Ma c’è una cosa che proprio non riesco a spiegarmi ed è quel canguro che arriva a Roma come dono dal Ministro degli Esteri australiano per il nuovo Papa. Incapace di saltare anche se incitato dal Pio XIII, Papa dei miracoli, si muove nei giardini del Vaticano incurante di ciò che gli avviene attorno. Chi è quel canguro e perché è l’unico “personaggio” che disobbedisce al Papa? Un rimando artistico c’è, ma non riesco a trovarlo. Mando a voi il mio appello.

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È tempo di avere fede e aspettare il The Young Pope 2. Amen.

 

Elena