Matilde Morri per RAM 2017. Intervista alla vincitrice per la sezione Grafica D’Arte

Concludiamo le nostre interviste agli artisti per RAM 2017 che aprirà i battenti il 1° Settembre presso il Museo D’arte della Città di Ravenna.

Scopriamo Matilde Morri che vedremo in mostra per la sezione Grafica D’Arte.

Definisci la tua arte, se è definibile. A cosa e a chi ti ispiri nel tuo percorso artistico.

Questa è una domanda al momento difficile, sentendomi nel mio lavoro ancora in via di sviluppo. Posso dire che le immagini del quotidiano sono la mia fonte d’ispirazione e che cerco di dare più forza possibile al segno, facendolo diventare il protagonista. Il disegno parla molto di me senza che sia io stessa a usare le parole; molto spesso riflette dei miei stati d’animo e fisici, quasi psicosomatico. Odio l’idea di essere succube di un’ideologia particolare o di un’estetica, e anche se ci sono artisti che amo (Vallotton, Matisse) e da cui prendo spunto, rimango sempre fedele al mio tratto e al mio modo di osservare. Credo che “fare arte” sia per me la via più consona per essere me stessa, e ammetto che espormi non è sempre facile. Devo ancora sciogliermi perché so di avere tanta strada da fare, e nel farlo cerco di essere sincera e spontanea, con me stessa e con gli altri.

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Quali sono le tecniche che ti piace utilizzare o che sono a te più congeniali?

Il disegno, in assoluto, con matite morbide, pennini, pennelli e china. Poi l’incisione, soprattutto acquaforte e xilografia. Ultimamente ho provato la tecnica del monotipo e ne sono molto soddisfatta, mi ha aperto ai formati più grandi senza stravolgere ciò che già realizzavo nello sketchbook, e a valorizzare e rielaborare dei vecchi lavori. Infine la fotografia, senza la quale farei ben poco.

Quale pensi possa essere la reazione dello spettatore alla visione della tua opera per nulla facile a tutti gli sguardi?

La reazione dello spettatore non posso immaginarla, ognuno nel singolo ha la propria. Spero solo che faccia riflettere, esteticamente e concettualmente.

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Il tratto nella tua opera è il protagonista e sembra volerci dire qualcosa. È così? Parlacene.

Il segno è alla base dei miei lavori, al di là dei chiaroscuri e delle textures. Con il lavoro per RAM sono stata più coraggiosa del solito, grazie anche ai lavori in monotipo. Ero stanca di bloccare la mano, di essere troppo cerebrale: ho optato per una linea continua che si formasse pian piano, certamente seguendo un disegno di base, che poi si è evoluto nell’essere più essenziale e quasi antropomorfo grazie al dettaglio della gamba che mi ha ispirato fin da subito.

“Facciamo un ‘77” è il tema di RAM 2017. Cosa significa per te questo ’77 e come hai affrontato in illustrazione un anno forse così lontano dal presente?

matilde-morri-mostra-ram-2017Devo ammettere che inizialmente la scelta del tema mi ha intimorita, non è stato semplice. Ho cercato di esplorare il contesto di quell’anno attraverso le foto degli eventi studenteschi partendo da Enrico Scuro. Poi ho trovato per caso un articolo su Antonio Mariano, un ragazzo che ha compiuto un gesto senza tempo grazie all’ausilio del pianoforte: ha donato un momento di gioia e di bellezza nel bel mezzo degli spari, la sera dopo la morte di Francesco Lorusso: è stato questo ad avermi colpito. È un atto di coraggio che va ricordato, al di là dell’esserci o non esserci. Affascina sicuramente immaginare un mondo “prima”, meno influenzato dalla tecnologia e dai social, più reattivo nel concreto.

Una domanda che non manca mai nelle nostre interviste: che cosa è per te la bellezza?

“Il punto fa presa sulla superficie di fondo e vi si stabilisce per sempre”, metaforicamente parlando…

 

Elena e Antonio

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