Mangiare male a Ravenna. Capita!

Eh sì, è capitato anche a noi. Più di una volta.

Può succedere, intendiamoci, di incappare nel posto sbagliato o di beccare la giornata storta di un ristorante. Però scoccia, diciamoci la verità. Soprattutto perché perdi tempo e denaro. Ragazzi, anche andare a magiare fuori è un lavoro.

Ennesima premessa. Noi siamo esigenti, tanto. Al limite del “cagacazzo”. Ma anche tu, caro ristoratore, non puoi promettermi “mari e monti” per poi trovare né l’uno né l’altro nel piatto. Veniamoci incontro.

Quando prima dicevo più di una volta, intendevo due. Forse sono di più ma due mi son rimaste particolarmente impresse.

L’Acciuga Osteria

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Prima di tutto, non si capisce bene dove entrare. Ci abbiamo messo 5 minuti buoni per capirlo, ma te la concedo: non siamo sveglissimi. Entriamo e sembrano quasi scocciati, ma ti concedo anche quello: siamo a Ravenna.

Guardiamo il menu, acciuga-ristorantescrutiamo intorno: classico posto da acchiappo. Infatti dopo un po’ entrano quasi tutte coppie, ma nulla di male.

Il menù promette bene e anche la carta dei vini, ma la prima “dilusione di diludendo” è in agguato. Il vino sa di tappo, ma può succedere. Il proprietario che ti intorta con varie scuse, ecco quello non deve succedere. Se non è di mio gradimento, me lo cambi. Punto.

Tiriamo avanti. Da dove comincio? Piatti troppo sciapi o troppo salati, capesante che non sono capesante e dulcis in fundo, dolci non dolci…boh. (le acciughe sono buone)

Fine della fiaba. Morale: esci con la fame e col portafogli vuoto. Classica sera di acchiappo.

Ristorante Alexander

Due parole. Fame e rabbia.

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Andiamo con un gruppo di amici in occasione di un compleanno. Entriamo, diciamo il cognome della festeggiata e la cameriera ci fa “Tavolo da quanti”? Elena ci pensa e risponde “non so, ha prenotato la nostra amica”. Allora la solerte cameriera, presa da un eccesso di zelo si scapicolla con affanno a vedere il numero di persone affianco il nominativo della prenotazione. Io non ci sarei mai arrivato.

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Il posto è bellissimo, davvero. Arredato con uno stile a metà strada tra locale bohémien e bordello di lusso ma il tutto con gran classe (da acchiappo anch’esso). Ci sta. Unica nota stonata: cameriere vestire in total black con trucco mortisia periodo emo.

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Arriviamo al menu. Neanche cominciamo a leggere che la Padrona di casa, con fare minaccioso ci dice “Vi conviene prendere il menu degustazione”, io terrorizzato sono incline ad accettare ma il resto della ciurma fa barriera e decliniamo coraggiosamente.

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Di buono ho mangiato l’antipasto e l’entrée dei dolci e un dolce. Stop. Un calamaro ripieno di crema ai broccoli squisito e una crema con confettura di agrumi da ricordare e un dolce al caramello salato. Per il resto tra me e Elena, un sandwich di sgombro che non aveva né capo né coda (stracotto), dei cappelletti alla ricotta di riso (5) con pezzi di bottarga sopra, violenti è dire poco; continua con dei spaghetti alla chitarra pietrificati.

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Infine, all’assaggio della “piccola pasticceria” la cameriera ci avverte “sono due ciascuno”. Ubbidienti eseguiamo.

Ripeto: Fame e rabbia.

Solo che qui, nonostante l’acchiappo, passa davvero qualsiasi fantasia.

Ecco le nostre tristi storie culinarie. Voi ne avete altre? Scrivetelo nei commenti.

Antonio

  • Silvia Fabbri

    L’acciuga non la conosco ma conosco l’Alexander in quanto presente tra gli invitati. È stata una serata abbastanza strana da punto di vista del servizio e dell’accoglienza, vorrei ricordare l’unione dei tavoli dopo l’arrivo degli altri 4 ospiti. Inoltre anche il modo di proporre la degustazione, un po’ coercitivo. Che dire… peccato.

    • http://ars404.com/ ARS 404

      Sì peccato! Più per il servizio che per il cibo!