Le giovani curatrici di RAM 2017: Emilie Gualtieri e Veronica Lanconelli

Continuano le nostre interviste per RAM 2017, Ravenna Artisti Mostre, al Museo d’Arte della Città di Ravenna dal prossimo 1 settembre realizzato da Associazione Mirada.

Oggi siamo curiosi di parlare con due giovanissime curatrici vincitrici della selezione “Giovani curatori”: Emilie Gualtieri e Veronica Lanconelli. Ci danno filo da torcere, sanno quello che vogliono e non sono di certo banali nelle risposte…attenzione all’ultima domanda! 

Domanda scomoda per cominciare. Cosa significa per te essere giovane curatrice nella mostra RAM 2017?

Emilie Gualtieri: Da quando mi sono trasferita a Milano per studiare curatela mi sono ripromessa che avrei cercato di lavorare anche in Romagna, a casa mia. È importante per me essere riuscita a mantenere questo proposito e spero con il tempo di avere altre occasioni per parlare di arte qui.

emelie-gualtieri

Veronica Lanconelli: E’ un esperimento curioso: non ho mai lavorato su un tema e su un artista a sorpresa. Che cosa significhi per me, penso che lo scoprirò davvero più avanti, ripensando all’esperienza conclusa.

veronica-lanconelli

Parlaci della tua formazione e di quell’opera d’arte che ti ha fatto dire: il mondo dell’arte deve essere il mio mestiere!

Emilie: Non c’è stata un’opera, né un momento. L’arte è entrata banalmente nella mia vita fra i banchi di scuola e da lì si è fatta strada. Dopo il liceo mi sono iscritta alla Laba di Rimini, dove ho studiato fotografia. Ho avuto la fortuna di conoscere ottimi insegnanti e professionisti che hanno saputo ispirarmi. Attualmente frequento il biennio specialistico in Visual Cultures e pratiche curatoriali all’Accademia di Belle Arti di Brera. Oggi per me l’arte è pratica quotidiana.

Veronica: Sono da sempre appassionata di letteratura. Ho studiato filosofia all’università e ho iniziato a interessarmi seriamente di fotografia seguendo il corso di Guido Guidi all’Accademia di Belle Arti. Il mio percorso formativo non è lineare. Non ho mai avuto illuminazioni di questo tipo, anche se penso di aver iniziato a interessarmi seriamente di letteratura e filosofia dopo aver letto Virginia Woolf e Jean-Paul Sartre, di fotografia dopo aver iniziato a guardare i lavori di Walker Evans e a frequentare persone molto preparate e appassionate. Ad ogni modo il mondo dell’arte non è il mio mestiere, per vivere insegno

Cosa deve essere per te importante in un piano di curatela? Quali sono gli aspetti dell’opera d’arte che ti piace valorizzare? La storia, la luce, la tecnica…

Emilie: Credo che la cosa più importante sia instaurare una relazione con l’artista, e di conseguenza con le sue opere. Conoscere il lavoro, imparare a capirlo e farlo proprio. Il termine “curatela” non è casuale, indica il porre attenzione, il prendersi cura, appunto. Ho avuto la possibilità di conoscere Agnese e di confrontarmi con lei su diversi aspetti del suo lavoro, dalla tecnica al significato intimo che questi presentano. Quello che è importante per me è raccontare le opere, creare una narrazione che le “apra” e le renda universali.

Veronica: Prestare attenzione alle intenzioni dell’autore (o degli autori). Mi piace instaurare un rapporto di sincera collaborazione con l’artista. E’ una specie di scambio, impari sempre qualcosa.

Cosa ha significato per te lavorare con un giovane artista su una tematica, “Facciamo un ‘77”, così lontana per noi tutti? Quali sono state le difficoltà più grandi?

Emilie: Devo ammettere che confrontarci con la tematica non è stato semplice, nessuno di noi era preparato sulla storia di quegli anni e il primo incontro con Elettra è stato utile per renderci conto della complessità storica e sociale del momento. Tuttavia credo che la sfida più grande sia stata trovare un modo per parlare del ‘77 senza descriverlo ma guardando al presente. Nel caso dell’opera di Agnese, per esempio, la folla è ripresa da una fotografia del ‘77 ma questo è solo un dettaglio. La folla ha valore universale, parla a tutti, coinvolge tutti, ieri come oggi.

Veronica: E’ un tema complesso, per questo si presta a tante possibili interpretazioni. Il rischio più grande era quello di affrontarlo in modo banale, cadendo nei luoghi comuni più triti sul ’77. La difficoltà, mettere fra parentesi le riflessioni e i concetti per non condizionare troppo il lavoro di Chiara.

Per Emilie Gualtieri: parlaci di Agnese Scultz, l’artista da te curata in mostra. Come ci puoi descrivere la sua arte pittorica?

Agnese ha uno sguardo attento, indugia sui volti che dipinge, li analizza e li riassume. La sua pratica pittorica è molto rigorosa: dipinge su legno e su tela utilizzando il caffè come unico colore. Mi ha ricordato da subito i lavori di Boltanski e le sue collezioni di volti e di ricordi. Credo che sia importante per Agnese trasformare la sua memoria individuale rendendola collettiva. È un gioco di sguardi: prima lei si riconosce in fotografie di sconosciuti, poi ne dipinge i tratti del volto e invita chi guarda a immedesimarsi a sua volta. Un infinito ritratto di famiglia.

agnese-scultz
Agnese Scultz
Per Veronica Lanconelli. parlaci di Chiara Talacci, l’artista da te curata in mostra. Come ci puoi descrivere la sua arte fotografica?

Chiara è molto giovane, i lavori del suo portfolio sono esercitazioni per esami all’Accademia di Belle Arti. Ha una spiccata predilezione per l’autoritratto e il bianco e nero, finora si è ispirata soprattutto alle fotografie di Francesca Woodman e Cindy Sherman. Per quanto riguarda il come, la tecnica, immagino che sperimenterà molte altre soluzioni man mano che proseguirà con gli studi.

chiara-talacci
Chiara Talacci
Terminiamo con una domanda che rivolgiamo a tutti i nostri intervistati: che cosa è per te la bellezza?

Emilie: È difficile trovare una risposta a questa domanda. Credo che la bellezza abbia a che fare con la ricerca, è qualcosa che si scopre e che si difende, si custodisce. Mi viene in mente un lavoro di Sophie Calle del 1986, si chiama Les Aveugles (I ciechi). È un’opera di grande poesia, eppure estremamente semplice: Sophie Calle incontra delle persone cieche dalla nascita e chiede quale sia per loro l’immagine della bellezza. Le risposte sono varie, descrivono cose quotidiane con un altro modo di percepire. Saper guardare, non solo vedere, avvicina alla bellezza.

Veronica: Qualcosa che ha a che fare con la semplicità e la trasparenza. Una frase seria detta in modo che sembri leggera. Non lo so: è’ facile da riconoscere ma diventa opaca, scivola via quando si tenta di definirla in maniera precisa.

Elena e Antonio