Intervista all’Associazione Culturale Galla & Teo

Chi intervisteremo non sono né Galla né Teo, anche perché fanno riferimento a personaggi storici quali Galla Placidia e Teoderico. Intervisteremo chi c’è dietro all’Associazione Culturale Galla & Teo attiva sul territorio ravennate dal 2002 con il coordinamento di laboratori teatrali rivolti ai ragazzi.

Citiamo dal sito www.gallaeteo.org: “Siamo più di 60. Non siamo solo attori, ma tecnici, costumisti, cuochi, artisti, designer, musicisti, letterati, mangioni, professionisti, professori, ragazzi, adulti, pensionati, studenti, genitori, figli, instancabili ricercatori, amanti.”

Galla-e-Teo

Quindi passiamo a una domanda d’obbligo: chi sei tu per Galla & Teo?

Sergio Sabattini: Nel mio armadio c’è una maglietta che mi hanno regalato i giovani attori con scritto: “Il Presidente è”. Basta come risposta? E anche se i ragazzini dell’inizio ora sono giovani adulti e stanno prendendo in mano l’Associazione, dimostrando che i giovani sono meglio di tanti luoghi comuni che li vogliono menefreghisti o insensibili, non credano che si libereranno tanto facilmente di me.

Galla-e-TeoSilvia Rossetti: Un’attrice, un’autrice, a volte anche un’addetta stampa (più o meno). Mi piace pensare che, in generale, sono una delle tante persone che si divertono a collaborare: e se ci si diverte si va avanti anche all’infinito.


Marco Montanari:
Sono uno di quei bambini che ha iniziato a recitare con l’Associazione nel 2002, sono uno di quei ragazzi che ha contribuito a fare crescere i laboratori e gli obiettivi associativi nel corso degli anni e oggi sono uno di quei registi e attori che fanno parte dell’Associazione mettendo tutta la propria fantasia sul palco.

Cosa è Galla & Teo per te?

Sergio Sabattini: Una iniziativa nata quasi per caso che è diventata parte della mia vita, anzi, parte inscindibile della mia vita. Forse la risposta migliore a questa domanda è un video girato da Enrico (tra i giovani attori di Galla & Teo) dove racconta il percorso e le esperienze sue e degli altri ragazzi. Alla fine del video dice: “Noi siamo una famiglia, noi siamo Galla & Teo”. Fondamentalmente Galla (per gli amici solo Galla) è un modo di stare assieme condividendo esperienze. Banale ma vero e non scontato.

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Silvia Rossetti: Un ambiente ideale. Non tanto un luogo, quanto un gruppo di persone aperte alla creatività, che permettono di esprimerla al meglio senza troppi paletti. Inoltre, è soprattutto grazie a Galla & Teo che ho visto quanto potenziale il teatro possa avere sulla crescita dei ragazzi che vengono a fare i laboratori. La sicurezza in se stessi, la capacità di espressione, la gestione del corpo, della voce e, perché no, anche della tensione. Ho visto bambini scalmanati ed esasperanti rimettersi in riga alla sola idea di salire sul palco di fronte al pubblico. Allo stesso modo, ho visto ragazzi estremamente introversi sfogare nella recitazione tutte le energie accumulate fino al momento della scena. I problemi a casa, a scuola, al lavoro non possono seguirci sul palcoscenico: lì siamo completamente soli, può far paura, ma è anche estremamente terapeutico. I ragazzi che vengono ai laboratori spesso, come altri loro coetanei, pensano di essere impotenti, tormentati dal fantasma della crisi e dalla prospettiva di rimanere disoccupati. Sentono che nessuno li ascolta: ebbene, questo a teatro non succede, perché quando sono sul palco e dicono le loro battute tutti gli adulti, gli analisti, gli statisti e i rompipalle di varia estrazione devono tacere e ascoltarli. Magari imparano anche a farlo senza doversi ritrovare a teatro. Galla & Teo permette a me e molti altri di non abbandonare questa “cura”.

Marco Montanari: Una famiglia. Un insieme di persone che condividono un bene comune e la passione per il teatro. Una famiglia che ha dimostrato spesso di volermi bene e di fidarsi di me, permettendomi di realizzare le mie idee e le mie visioni teatrali.

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Il progetto che ti ha dato o ti sta dando più soddisfazione…

Sergio Sabattini: Sono tutti importanti, dal primo all’ultimo, senza distinzioni. Alcuni più belli, altri meno. Poi ci si innamora dei momenti, delle situazioni, dei personaggi. Se proprio dovessi scegliere darei un ex equo allo spettacolo Requiem alla Fantasia per le suggestioni e Come se nulla fosse successo per le emozioni. Ps: anche il nuovo sito di Galla non è male!

Silvia Rossetti: Un breve spettacolo che ho scritto alcuni mesi fa, Come se nulla fosse successo. È una serie di monologhi pensata per ambientazioni che permettono un percorso itinerante, in cui lo spettatore viene condotto a conoscere diversi personaggi che sono parte della stessa vicenda. Il tutto è partito da una versione “narrativa”, più discorsiva e meno teatrale, che in seguito abbiamo riadattato. Questa versione è stata da poco pubblicata su un’antologia di Historica Edizioni e lo spettacolo è sempre stato ben recepito. Il 3 febbraio ne metteremo in scena una versione alternativa, per la prima volta sul palcoscenico, con qualche intervento musicale. Non sono gelosa della versione originale, sperimentare è sempre giusto e stimolante.

Marco Montanari: Sono i ragazzi che hanno iniziato a recitare con me quando avevano 8-9 anni e che oggi sono maggiorenni e continuano con passione il percorso teatrale. Sono cresciuti e sono cambiati tantissimo in questi anni, ma hanno mantenuto il teatro tra le loro passioni e per i giovani d’oggi è qualcosa di raro. In loro vedo l’interesse dell’analizzare le cose del mondo, il desiderio di conoscere l’uomo e una curiosità vorace. In fondo spero che un po’ sia anche merito mio. A livello teatrale il progetto che mi ha dato più soddisfazioni è stato lo spettacolo Requiem alla Fantasia. È un lavoro nato per scommessa assieme all’altro regista Antonio Jacopo Argento ed è diventato uno spettacolo complesso e interessante cha ha avuto un notevole successo.

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Si tratta di volontariato. Perché lo fai?

Sergio Sabattini: Questa è facile. Perché mi fa star bene. Se questa attività avesse le connotazioni di un lavoro perderebbe di significato, finché invece rimane volontariato è bellissima.

Silvia Rossetti: Perché i soldi non sono l’unica forma di ricompensa possibile. Chiaro, fanno sempre comodo e dubito che facciano schifo a molti, però questa attività va oltre il guadagno. Se mai mi pesasse partecipare alle attività dell’associazione e sentissi la necessità di farmi pagare per il mio contributo, significherebbe che il mio rapporto con Galla & Teo sarebbe pressoché finito. In questo contesto, essere retribuita finanziariamente è l’ultimo dei miei pensieri, perché ricevo già tanto sostegno, spazio per sfogarmi, parlare e scrivere.

Marco Montanari: Non ho mai vissuto l’attività associativa come volontariato. Per me è fondamentale, è parte integrante della mia vita da 16 anni e non vedo come potrei fare senza. Non è un peso, è semplicemente un aspetto della mia vita.

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Raccontaci l’obiettivo dietro l’angolo. Cosa bolle in pentola?

Sergio Sabattini: Tante idee. Nelle serate post laboratorio davanti ad una birra nascono tanti pensieri, tanti progetti, tante suggestioni. Nell’immediato abbiamo un paio di appuntamenti, uno spettacolo nuovo da mettere in scena (ma lascio che ne parli Silvia) e la prospettiva di proporlo in giro. Sarà comunque una primavera intensa. Ma in fondo al cuore c’è sempre un’idea, tanto grande quanto irraggiungibile (per adesso): La casa delle Arti. Un contenitore dove mettere musica, teatro, parola, segno, cucina e tutto quello che produce bellezza. Chissà…

Silvia Rossetti: Quello che penso diventerà il mio prossimo progetto preferito. Stiamo montando, insieme ai ragazzi più grandi, uno spettacolo di tributo a Dario Fo, la cui scomparsa ha toccato molti di noi. Abbiamo messo insieme e legato scene di varie opere che ci sembravano significative, anche per permettere ai ragazzi di avvicinarsi all’autore e al suo stile, per far loro capire che il teatro può diventare uno strumento di protesta ed espressione personale. Lo stesso Fo, inoltre, è un esempio di quanto il teatro carichi di energia: a 90 anni riusciva ancora a farsi quasi tre ore di monologhi. Se non l’avessi visto di persona, probabilmente non ci avrei creduto. Già alle prime letture ci siamo divertiti parecchio, vedremo cosa verrà fuori. Ho piena fiducia nei ragazzi.

Marco Montanari: Dal punto di vista degli spettacoli mi piacerebbe riuscire a portare i miei spettacoli e i miei ragazzi in giro per la Regione e, perché no, per l’Italia. Siamo una bella realtà e credo che il messaggio che portino i nostri spettacoli sia importante e bello. Dal punto di vista associativo ricerco un’affermazione a livello cittadino e qualche spazio in più dove poterci esprimere e crescere.

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Cos’è per te la bellezza?

Sergio Sabattini: Questa invece è difficile. Non esiste la bellezza. Esistono le bellezze. La bellezza è attorno a noi e dentro noi. La bellezza è la vita con tutte le sue dicotomie, la bellezza è l’essere umano con tutti i suoi dubbi, la bellezza è il silenzio del deserto e il rumore della città, la bellezza è la serenità e il dolore, la bellezza è piangere e ridere, e potrei continuare con migliaia di parole ancora, perché la bellezza è anche nelle parole e nella condivisione delle parole. Credo che la bellezza sia riconoscere la bellezza, in tutte le sue innumerevoli rappresentazioni, senza dimenticare che la bellezza più grande è il dono che abbiamo ricevuto. Si chiama vita.

Silvia Rossetti: Qualcosa di tanto sopraffacente da far dimenticare che esista la bruttezza. Ciò che, lo spero davvero, salverà il mondo (cit.).

Marco Montanari: È ciò che ci salverà. La bellezza per me è sentire la pelle d’oca mentre guardi un tramonto, mentre senti un profumo, mentre ascolti una canzone e mentre guardi uno spettacolo. È quel benessere intrinseco che ci deriva dalle situazioni che viviamo.

È difficile trovarla oggi, la bellezza è sempre più rara, ma io so dove trovarla.

Galla-e-TeoPh. Max Reggio e Roberto Turturro

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