Intervista a Francesco Giubilei, l’editore più giovane d’Italia

Ho conosciuto Francesco qualche anno fa a Milano durante la Giornata della giovane imprenditoria. Sin da subito mi hanno colpito la sua incredibile energia, vitalità e, passatemi il termine cazzimma nei confronti del mondo dell’editoria e della cultura in generale. Questo articolo quindi è una “naturale intervista” in virtù del progetto di ARS 404 che promuove sia la Bellezza sia le persone che cercano di difenderla.

Ciao Francesco. Dunque, la trafila è lunga perciò cominciamo: Direttore Editoriale di Historica Edizioni e Giubilei Regnani Editore, Editore del sito Cultora.it, scrittore… Mi sono perso, che altro?

Amante dei libri e della letteratura, studioso della storia dell’editoria e del pensiero conservatore.

Come nasce la tua passione per il mondo dell’editoria?

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Nasce già a tempi della scuola media quando con alcuni amici creammo un giornalino a scuola ma diventa un lavoro all’età di 16 anni quando ho fondato Historica edizioni.

Quando e come è iniziata la tua avventura imprenditoriale?

Historica edizioni nasce nel 2008, oggi la casa editrice si articola in due marchi editoriali Historica e Giubilei Regnani (aperta con il mio socio Giorgio Regnani nel 2013), dà lavoro a 4 persone a tempo pieno più vari collaboratori, abbiamo una libreria di proprietà a Roma (Libreria Cultora), editiamo vari siti (tra cui Cultora, quotidiano online di informazione politico culturale), riviste e organizziamo eventi e iniziative culturali.

Ad oggi, quanti titoli avete pubblicato?

Il numero esatto non te lo so dire, in ogni caso tra i 300 e i 350.

A parte l’esiguo numero di lettori, quali sono i reali problemi legati al mercato dell’editoria?

Sull’argomento potremmo discuterne ore e ore. Il problema maggiore è la distribuzione in libreria che è in mano a un numero ristrettissimo di attori che costituiscono un vero e proprio oligopolio. A questo si aggiunga che l’editoria è uno dei settori con il maggior conflitto di interessi esistente. Le stesse aziende sono spesso proprietarie di case editrici, catene di librerie, giornali, riviste, televisioni costituendo un circuito chiuso di difficile accesso per le realtà indipendenti.

Qual è la tua opinione sul mercato degli ebook? Carta o digitale è indifferente purché si legga?


Nel nostro paese, per ragioni storiche e culturali, l’ebook non ha attecchito come in altri stati (Usa e Gran Bretagna su tutti), perciò le vendite di ebook sono ad oggi inferiori al 5% del mercato editoriale. Come editore e imprenditore considero l’ebook un’opportunità ma come lettore leggo solo su carta. Per il futuro, come ha sostenuto Umberto Eco in Non sperate di liberarvi dei libri, credo libro cartaceo ed ebook conviveranno con un abbassamento delle vendite dei libri di carta e un aumento degli ebook fino ad attestarsi su numeri stabili. In ogni caso la nostra generazione non vedrà di sicuro la scomparsa dei libri cartacei.

Se non sbaglio, tu e il self publishing non siete tanto amici

La mia avversione nei confronti del self publishing nasce dalla mancanza di consapevolezza (purtroppo molto diffusa) da parte di tanti scrittori della differenza tra scrivere e pubblicare un libro. Chiunque può scrivere un libro (ci mancherebbe!) ma per pubblicarlo occorrerebbe una diversa consapevolezza e affidarsi a dei professionisti (editori, editor, grafici) per far sì che venga pubblicato un prodotto di livello accettabile.

È solo un’impressione ma credo che ci siano tante persone che vorrebbero lavorare nel mondo dell’editoria ma altrettante che in realtà non ne hanno la più pallida idea di come funzioni il lavoro editoriale

Purtroppo viviamo nell’epoca e nella società dei tuttologi dove chiunque pensa di essere in grado di parlare e fare qualsiasi cosa. Alla prova dei fatti non è così. Non ci si improvvisa in nulla, tantomeno in editoria

Non pago di dirigere due case editrici, hai voluto alzare il tiro e hai aperto prima una rivista online di cultura, Cultora.it, e successivamente l’omonima libreria indipendente a Roma. Te le vai proprio a cercare?
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Stiamo costruendo un modello di editoria alternativo che si basa su un progetto culturale indipendente a trecentosessanta gradi: dalla pubblicazione di libri a un quotidiano online, da una libreria a eventi, presentazioni e iniziative culturali.

Qual è il modello di business di Cultora? Cioè, in un periodo in cui le librerie chiudono, come può autosostenersi questa attività?

La Libreria Cultora di Roma è l’unica libreria in Italia nata da un sito letterario. Abbiamo deciso di fare scelte in controtendenza: rapporto diretto con gli editori senza distribuzione, solo case editrici indipendenti. Siamo fautori della bibliodiversità e la sosteniamo concretamente. La libreria è un vero e proprio laboratorio culturale, sede di presentazioni, iniziative, mostre…

Nonostante tu sia un imprenditore, non hai certo paura di esporre il tuo pensiero. Ti definisci un conservatore, corretto?

Esattamente, la mia estrazione politico-culturale è conservatrice, stiamo realizzando vari progetti e iniziative per sdoganare un termine che in Italia è mal visto e confuso con chi è reazionario. A fine 2016 ho pubblicato un libro, Storia del pensiero conservatore, che cerca di organicizzare il pensiero conservatore europeo e italiano dalla rivoluzione francese ai nostri giorni, mentre a dicembre è uscito in allegato al quotidiano Il Giornale in edicola un mio breve pamphlet intitolato Il conservatore del futuro.

Che riflesso ha questo tuo esporti sulla tua attività?

Nessun effetto, ognuno di noi ha le proprie opinioni personali che nulla hanno a che fare con il lavoro che si svolge, soprattutto in cultura. Non mi importa se una persona è di sinistra, destra, centro, la valuto per quello che è, per ciò che scrive se è un autore, per ciò che pubblica se è un editore.

Domanda che facciamo a tutti coloro che intervistiamo. Cos’è per te la Bellezza?

Sicuramente non condivido l’espressione “bello è ciò che piace”, così facendo si relativizza un concetto che, seppur con sfumature e fisiologiche divergenze di opinioni, ha una sua oggettività. Non si può negare la bellezza di un’opera di Michelangelo, di un libro di Proust o di alcuni scorci suggestivi che ci dona la natura. Tutte queste cose possono piacere a chi più a chi meno ma sono indubbiamente belle. La bellezza è perciò ogni cosa che appartiene al patrimonio dell’umanità e come tale va conservata e amata.

Antonio