Enrico Minguzzi. La sua mostra -ORAMA

Al primo piano c’è il maestro litografo Giuseppe Ugonia, al secondo piano la contemporaneità dell’artista Enrico Minguzzi.

Al Museo Ugonia, Brisighella (Ravenna) va in scena questo strano duetto che avvicina due modi di intendere la tecnica della litografia, raccontando tutto ciò che essa porta con sé dalla matita all’iPad.

Proprio in omaggio al Maestro, gran parte delle opere di Minguzzi esposte sono state realizzate con quella tecnica digitale assimilabile alle pratiche passate e che oggi è a disposizione di tutti tra cellulari, iPad, tablet, computer. Tra reale e virtuale. Tra arte e scienza.

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La mostra si intitola “-ORAMA”, come indicato dall’artista stesso, poiché si tratta del secondo elemento (derivato dal greco “veduta” o “vedere”) di parole composte come cosmorama, diorama, fotorama, georama e ortorama che, complessivamente, alludono a forme di visione. Di questa visione intrisa di virtuale ne parliamo con Enrico. In fondo ARS 404 è arte e digital e Enrico Minguzzi è proprio l’artista con cui discuterne.

Mi incuriosisce la genesi dei tuoi lavori. Mi racconti come nasce una tua opera dall’ispirazione al completamento della tua idea? Step by step.

Una mia opera nasce sempre da una tela bianca, in questo caso però parliamo di opere che nascono digitali per cui non si tratta di tela ma di un foglio di lavoro, di cui inizialmente devo decidere le dimensioni. Le dimensioni (in numero di pixel) che scelgo per un nuovo lavoro sono rapportate alla grandezza che vorrò avere in stampa, quando il lavoro giungerà alla sua ultima tappa. Facendo un passo indietro, alle spalle di questa scelta c’è quella del soggetto, il quale in base alla propria natura mi spinge a scegliere dimensioni di lavoro più o meno grandi, che innescano di conseguenza modalità di lavoro ed osservazione differenti.

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Mentre il passaggio subito seguente al foglio bianco è quello della pittura, o del disegno (devo confessare che ancora non ho deciso quale sia la definizione più calzante). Il lavoro si forma poi in maniera similare ad un mio lavoro pittorico, procedendo per velature e pennellate trasparenti che susseguendosi formano l’immagine, a cui seguono pennellate più fini e dettagliate. Ad ogni modo, nonostante la modalità operativa sia simile non cerco di replicare il medesimo risultato che voglio nel lavoro pittorico, piuttosto cerco di sfruttare al meglio le possibilità che questo strumento offre, per cui questi lavori sono spesso ricchi ad esempio di “segni” (quelli dei di-segni) o di cancellature che diventano segni. È un lavoro che per quanto possibile nasce in velocità, non ci sono i tempi di essiccazione del colore, il pennello è sempre carico e, nel caso, c’è ancora maggior spensieratezza nel tentare perché si può tornare indietro. Queste opere sono state realizzate su iPad con la penna ed una app che si chiama Procreate.

Terminato il processo creativo si deve poi tornare ad aspetti tecnici nel caso gli si voglia dare materialità. Le modalità di fruizione di questi lavori sono infinite, avrei potuto presentare ogni opera su un monitor, su un iPad, su un cellulare, su una tv a tubo catodico, proiettata, ecc. Io ho scelto di presentare questi lavori stampati. La stampa viene effettuata con inchiostri a pigmenti su carte Fine Art, una combinazione che garantisce ottimi risultati in termini di resa cromatica e di durata nel tempo. Infine, in questo caso, le stampe sono state applicate su tavola.

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Ai miei occhi, le tue opere sembrano quasi partire da fotografie. La fotografia che valore ha nel tuo percorso artistico? Come sei arrivato a queste scelte?

La fotografia attualmente non ha un particolare peso nel mio lavoro, anzi forse il peso maggiore che le posso attribuire è il fatto di non esserci. Per anni l’ho utilizzata per creare i progetti dei lavori, ma poi ho iniziato a pensare che i miei risultati fossero troppo vincolati all’immagine di partenza, per cui l’ho abolita da tutto il processo di creazione e quasi completamente anche dal momento di osservazione. Se sono, per così dire, in giro ad osservare, mi capita di fare fotografie col telefonino ma poi non le riguardo quasi mai. La fotografia è troppo descrittiva e analitica per poter essere “il mio mezzo” per esprimermi; il mio “vedere” e di conseguenza il mio “restituire” è totalmente sincero nel momento in cui non è analitico ed eccessivamente descrittivo.

Una domanda che facciamo a tutti i nostri intervistati: che cos’è per te la Bellezza?

Faccio molta fatica a descriverti che cosa sia per me la bellezza, di una cosa sono certo però, il canone della bellezza evolve di pari passo alla mia conoscenza di quell’argomento (forma, genere, tavolozza…) creando una dinamica che a volte mi spinge a ridefinire noioso ciò che precedentemente trovavo bello.

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ENRICO MINGUZZI

“-ORAMA”

a cura di Franco Bertoni, direttore artistico Museo Ugonia

Museo Ugonia, Brisighella (RA)

10 Febbraio – 25 marzo 2018

orario: festivi 10-12.30/ 15-17 prefestivi 15 – 17  

Elena