La materia dei disegni di Elena Pagliani per RAM 2017

“Posso dire di aver svolto questo lavoro in due ruoli, uno da osservatrice esterna, l’altro quasi da protagonista nei panni dei ragazzi del ‘77.”

Da qui si sviluppa l’analisi di “Facciamo un ’77”, tema di RAM 2017, per l’artista Elena Pagliani e i suoi disegni materici.

Ci piacciono le sue risposte. Sono sincere, veloci, inaspettate. Scopritela attraverso questa intervista e al Museo d’Arte della Città di Ravenna dal primo settembre.

Definisci la tua arte, se è definibile. A cosa e a chi ti ispiri nel tuo percorso artistico.

Ho cancellato trenta risposte prima di questa. Vediamo. Mi piace creare immagini che esprimano contrasti, situazioni non pacifiche, messaggi indecifrabili. Mi interessa più lo stato d’animo dello spettatore, che una rappresentazione fedele della realtà.

Molto più pragmaticamente lavoro in ambito editoriale: fumetti, illustrazione, fotografia, autoproduzioni o case editrici esterne. Mi lascio ispirare da pittura e fotografia del Novecento, l’espressionismo astratto, l’informale, la fotografia dei Becher o le copertine dei dischi anni ‘90.

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Quali sono le tecniche che ti piace utilizzare o che sono a te più congeniali?

Mi piace molto la materia nei disegni, il fatto che sia ben visibile e parli da sola. Mi dà una sensazione di onestà, di immediatezza, stabilisce subito un contatto. Uso spesso pastelli a olio, china, acrilici e carboncini.

Chi è la protagonista della tua illustrazione e cosa vuole dire allo spettatore?

La protagonista al centro di questa illustrazione è una ragazza che protesta ad una manifestazione del 1977, è tratta da una fotografia di Tano d’Amico. In fase di documentazione ho visto questa foto e ho subito pensato sarebbe rimasta nel mio lavoro, è magnetica.

Nell’allestimento in museo l’illustrazione sarà dentro ad una cornice, collocata al centro di un cartellone di 2,5 metri con altre microillustrazioni pertinenti, una sorta di estensione del quadro.

Colori forti e tratti decisi identificano la tua illustrazione. Qual è l’elemento che descrive di più la tua poetica in questa illustrazione?

Credo la sensazione di caos. Lo sporco dei colori, la simbolicità della stella e la dinamicità degli schizzi neri; l’unico punto su cui l’occhio può focalizzarsi è lo sguardo della ragazza. Non c’è molto altro di ‘vero’ disegno, e mi sembra si crei una specie di tensione, di ambiente nervoso intorno a quell’unico elemento. In fase di realizzazione mi sforzavo di aggiungere altro, elementi narrativi, ma era impossibile. Come si fosse stabilito un equilibrio interno che si reggeva da sé.

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“Facciamo un ‘77” è il tema di RAM2017. Cosa significa per te questo ’77 e come hai affrontato in illustrazione un anno forse così lontano dal presente?

Credo di averlo assimilato. Sono partita pensando di sviluppare il concetto di estraneità: io, nel 2017, a parlare di eventi di quarant’anni fa, eventi che nel mio ambiente/luogo di crescita non sono mai emersi nemmeno in discorsi casuali. Ma documentandomi sono emersi altri riflessi, come per esempio l’immedesimazione nel lato umano.

Posso dire di aver svolto questo lavoro in due ruoli, uno da osservatrice esterna, l’altro quasi da protagonista nei panni dei ragazzi del ‘77. Una parte del cartellone per la mostra contiene delle note di lavoro, in cui ragionavo su come sarebbe agire con lo spirito del ‘77 nel 2017. Il giorno dopo aver annotato queste riflessioni, l’8 agosto, c’è stato lo sgombero violento della polizia al LABAS e CRASH di Bologna. E’ stata una specie di chiusura del cerchio.

Una domanda che non manca mai nelle nostre interviste: che cosa è per te la bellezza?

Mark Rothko, il silenzio, i My Bloody Valentine.

Elena e Antonio