Dalla violenza alla vergogna. Il mondo degli insulti social

Venerdì scorso è stata la La giornata mondiale contro la violenza sulle donne. In questa occasione, il presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini ha pubblicato sul suo profilo pubblico Facebook i peggiori insulti ricevuti sui suoi post per dire basta a queste forme di violenza oltre al fatto che la maggior parte di questi commenti erano a sfondo sessuale.

Si è dibattuto molto sulla decisione di rendere noti i nomi e cognomi dei colpevoli. Querelle a mio modo di vedere abbastanza sterile in quanto, all’occorrenza, chiunque avrebbe potuto visualizzare nomi cognomi e relativi insulti prima della, giustissima, censura.

I personaggi pubblici

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Ma il caso Boldrini è solo uno dei tanti di violenza da testiera che ogni giorno vengono perpetrati sui social e non solo per motivi politici, ma soprattutto per pure simpatie, antipatie per i cosiddetti personaggi pubblici.

Insulti, bestemmie, minacce, auguri di morte e malattie. Il peggio che si possa dire ad un essere umano viene riservato a gente che non si conosce o che si è visto solo una volta a un concerto oppure in una trasmissione televisiva.

Ogni occasione, ogni parola, anche Gianni Morandi che va al supermercato la Domenica può essere la miccia per una rivolta social che si manifesta in pure ostentazioni di odio e rancore verso tutto e tutti.

Testate giornalistiche

Il problema non è soltanto sui social nei riguardi dei personaggi pubblici. Provate a dare un’occhiata sulle pagine delle testate, nei commenti agli articoli. La minestra non cambia.

In più, nella maggior parte dei casi, ci ritroviamo di fronte a social media manager completamente inadeguati a fronteggiare insulti e proteste e che adottano risposte precompilate e automatiche.

Una valida eccezione è rappresentato da La Stampa che da anni si avvale di professionisti per arginare queste situazioni di crisi.

Pagine Facebook

In ultima battuta ci sono gruppi e Pagine Facebook tematiche che raccolgono la maggior parte dei sentimenti negativi che coviamo dentro di noi e le trasformano in slide e immagini creative propinandoli come goliardia.

Altre invece inneggiano in modo aperto all’odio in tutte le sue forme, dal razziale al religioso. Ed è qui che bisognerebbe analizzare in maniera approfondita le policy e il criterio di censura di Facebook che sospende profili di gente che mangia una bistecca ma permette pubblicazioni in cui vengono insultati invalidi o incoraggiano lo stupro.

Cosa è cambiato?

In questi anni, dai reality show fino all’elezione di Trump, è avvenuto un ribaltamento della percezione degli atteggiamenti.

Essere sboccati, violenti, volgari è percepito come verità e genuinità. La delicatezza, la pacatezza, la gentilezza vengono collegate a ipocrisia e falsità.

E siccome noi, gente comune, inevitabilmente tendiamo ad imitare i personaggi pubblici o in generale la gente che suscita in noi ammirazione, abbiamo fatto nostri questi atteggiamenti e i social sono diventati il mondo incantato in cui sperimentare e sfogarci illudendoci che non ci saranno conseguenze.

Poi purtroppo si torna alla realtà, capisci che le parole, quelle parole sono legate al tuo volto e non puoi far altro che dire << Sono Pentita, ma non andrò a Roma, mi vergogno>>.

Vergogna, ecco un altro sentimento che dovremmo tutti riscoprire.

Antonio