Cosa vedere a New York e Boston. Arte e Musei

Mi ero ripromessa di buttarmi a capofitto nell’arte contemporanea, e l’ho fatto. La prima tappa del nostro viaggio autunnale americano è stata New York e il suo vortice che ti trascina via. E chi se ne frega, lasciamoci trascinare, ma questa volta avendo un punto fermo: Looking for Beauty!

Poi on the road con Yale, Hyannis, Plymouth, Newport, e infine Boston. Vi lascio alla lettura dell’arte da non perdere in queste città!

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New York (Manhattan)

La grande mela non si smentisce e l’arte si respira tra la gente. C’è chi mi ha detto una volta che la più grande galleria d’arte contemporanea è quella che vedi sedendoti a un caffè di Manhattan guardando la gente camminare per strada. Credo che abbia ragione, ma la strada ve la racconterò più avanti.

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Museum of Modern Art MOMA

Cominciamo dal principio. Dal primo giorno e da forse il più famoso museo. E MOMA sia.

Facciamo una premessa: l’ingresso costa abbastanza, ma per lo spettacolo che offre e i servizi all’interno ne vale assolutamente la pena.

Per gli accompagnatori turistici, muniti di tesserino, in biglietteria sono riservati due ticket gratuiti. Pochi sconti e giri di parole da parte della biglietteria del tipo “sì ma…devi avere una laurea in…devi essere iscritto a…”, semplicemente la gratuità. Questa opportunità che mettono a disposizione i musei americani in cui sono stata mi sembra molto corretta. Purtroppo, a volte in Italia, ed è successo sulla mia pelle, non succede così.

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Il suggerimento pratico è quello di acquistare il biglietto online dal sito per saltare la coda alla biglietteria. E per prepararvi ancora di più alla visita, il Moma è uno dei musei pionieri per quanto riguarda la messa online della sua collezione. 76.787 opere sono oggi visibili online con le informazioni che le riguardano. Per studenti, ricercatori, giornalisti o semplici curiosi come noi.

Tra 200.000 opere d’arte contemporanea si conferma una delle collezioni più importanti al mondo, ma io avevo un appuntamento fisso con una di loro. Ci eravamo giù conosciuti, ma dovevo rinnovare l’amicizia. Sto parlando di Jackson Pollock e del suo dripping che merita una lunga fermata. E fermarsi a New York non è mai facile!

Adesso, davanti a un Pollock, ditemi: “Questo so farlo anche io!”. Dai! moma-pollock

MET

Sfruttando il City Pass, conveniente carnet di biglietti delle maggiori attrazioni di New York da acquistare anche prima della partenza, abbiamo fatto una “capatina” al Metropolitan Museum. La giornata era piovosa e le sue scale sulla Fifth Avenue ci invitavano a entrare. È il grande museo per eccellenza. C’è di tutto, e tanto. Una Istituzione.

met-newyorkTra le sale le opere vengono raccontate dagli abitanti del museo, ossia gli appassionati, anche bambini. Infatti non è inusuale trovare tra le sale un ragazzo/a delle scuole elementari o medie accompagnato dal suo professore che racconta l’opera che ha di fronte. Non ho potuto fare a meno di ascoltare le preziose parole di un ragazzo che descriveva l’opera “Gertrude Stein” di Pablo Picasso. In fondo lo stesso Picasso diceva: “A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino.” E chi meglio di un bambino poteva parlarci della sua arte!

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Come quel ragazzo, bisogna arrivare preparati e studiare a tavolino gli stop da fare tra le mille sale. Va bene, è bello perdersi, ma a volte è anche bello ritrovarsi. Vi faccio una premessa e vi chiedo di non farvi prendere dallo sconforto se vi sentite vincere dalla cosiddetta sindrome di Stendhal.

Le sale, spesso lunghi corridoi, con le opere che sono come accatastate alle pareti possono provocare in voi, e in me, questa sensazione di capogiro. Nel caso mio e di Antonio il sentimento è anche di sconforto per tutti quei capolavori così accumulati. Ma ripeto, bisogna munirsi di scarpe comode e una bottiglietta d’acqua e tutto si rivolve.

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Vi aiuto e vi scrivo qui cosa non farsi sfuggire nel labirinto:

– Il Tempio di Dendur, suggestiva ricostruzione egizia in un’enorme sala del museo;

– I magri “omini” di Giacometti che camminano per le sale;

– L’America degli americani: Edward Hopper.

– Le sale degli italiani che se guardate con attenzione tra i tanti quadri potete trovare dei Tiziano, Raffaello e da Vinci.

The High Line

Imperdibile. L’arte si fa camminando. Così arriviamo all’entrata dell’High Line a Chelsea e un volontario ci accoglie e ci racconta appassionato cosa vedremo.

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Come spesso accade in America, e un po’ in tutto il mondo, l’arte sopravvive grazie ai volontari e a chi fa donazioni spontanee in suo favore. Non ci trovo nulla di male in un sito internet che alla sua apertura chiede supporto finanziario per organizzare gli eventi, occuparsi di orticultura e custodire questo patrimonio.

In fondo è grazie a questo lavoro di membership che The High Line raggiunge il 98% per il budget operativo.

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Stupendo esempio di riqualificazione di spazi industriali, The High Line è un parco pubblico costruito sulla linea sopraelevata delle storiche rotaie che attraversavano le strade dei quartieri di Manhattan West Side. Grazie al lavoro dei volontari dal 2009 è aperta al pubblico e rappresenta una vera e propria striscia di verde sopra le strade della città.

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Una bellissima e inedita passeggiata che racchiude al suo interno più di 30 installazioni di arte contemporanea. Insomma, mentre si passeggia tra le piante che qui nascono libere e spontanee è facile trovarsi davanti a un muro dipinto da uno street artist o a strane creature!

New York Public Library 

Wi-fi gratuito e atmosfera alla Walt Disney. O alla Sex and the City, dato che qui fu girato il matrimonio mancato della mitica Carrie. È il luogo dei newyorkesi e tra le alte pareti e le scrivanie si respira aria di cultura, arte e storia.

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Uno di quei posti gratuiti di New York che è un peccato lasciarsi perdere soprattutto per i racconti che porta con sé!

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On the road

Yale University Art Gallery – Artists in Exile, expressions of loss and hope

Partiamo. Auto a noleggio e ci dirigiamo verso Boston on the road. E nel frattempo ci fermiamo perché tra Yannis, Newport e Yale ce ne sono di cose da vedere. Ma l’arte la troviamo a Yale nella sua University Art Gallery di New Haven.

Se New York era di Carrie Bradshaw, Yale è di Rory Gilmore di Una Mamma per Amica. Lasciamo per un attimo perdere le mie reminiscenze da serie TV e entriamo nella Yale University Art Gallery, banco di prova per gli studenti d’arte di Yale soprattutto per quanto riguarda le mostre temporanee! Noi ne abbiamo visitata una dedicata agli Artisti in Esilio con nomi esordienti del panorama artistico americano insieme a maestri dell’arte europea come Gauguin e Courbet. Tutti artisti che hanno vissuto il dramma dell’esilio come lontananza dalle proprie origini per le più diverse ragioni. Yale ha a sua disposizione una collezione enciclopedica che rimette sempre in gioco grazie a queste mostre, per gli spettatori, ma anche, e soprattutto per gli studenti.

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La collezione permanente fu fondata nel 1832 e adesso conta più di 200.000 opere d’arte che spaziano dai tempi antichi ai giorni nostri. A Yale si trovano opere di: Picasso, Kandinsky, Duchamp, Mondrian, Pollock…

Se studiassi qui, mi trovereste sempre tra queste sale!

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Boston

ICA Institute of Contemporary Art Boston

Nuovo. E qui arriviamo davvero al contemporaneo. Artisti provocatori, difficili e illeggibili. Però in una location fantastica. Nato nel 2006 come organizzazione no profit ICA dichiara il suo spirito già dal guscio: un edificio in vetro e acciaio che si specchia sul porto di Boston. Un luogo che chiama arte.

ica-bostonAl suo interno esposizioni di artisti esordienti e una forte propensione per le donne artiste come Louise Bourgeois e Cindy Sherman.

Se passate da Boston, non dovete farvi scappare questo luogo. Per la novità che offre e per il panorama che c’è dalle sue finestre. E se poi trovate troppo eccentrica l’arte che è qui esposta, fate un grosso respiro, provate a non giudicare troppo e pensate a Louise Bourgeois, scultrice donna che arrivò a New York nel 1938 e riuscì a far entrare i suoi giganteschi ragni nei musei più importanti del mondo. Magari neanche lei era così apprezzata all’inizio della carriera, no?

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Museum of Fine Arts Boston

 Enciclopedico. Tappa obbligatoria a Boston, ma forse il Museo che è rimasto meno nei nostri cuori. Anche qui una grandissima collezione che spazia dalle origini del mondo al contemporaneo.

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Le opere arrivano al 1955 con collezioni distaccate a riempire l’intervallo fino ai giorni nostri. Interessante il grande salone centrale dove si trovano installazioni in questo caso davvero contemporanee.

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Nella città più vecchia degli Stati Uniti non poteva mancare il museo enciclopedico da libro di storia dell’arte, infatti nel mio manuale era presente e ho voluto vederlo a tutti i costi.

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Queste le nostre tappe artistiche tra un hot dog e una clam chowder! Cosa ne pensate?

Elena