Banksy. Siete una minaccia di livello accettabile, se non lo foste lo sapreste

Perché tutti gli altri libri su Banksy fanno c*****.

Sono. Una. Palla. Fidatevi. Tutte quelle ricerche, frequentazioni con Banksy, leccate di c*** e quant’altro, e il risultato è un mucchio di c*****.

Perciò se proprio dovete comprare un libro su Banksy, prendete questo e gli altri rubateli.

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“Banksy. Siete una minaccia di livello accettabile, se non lo foste lo sapreste.” Un libro che si dichiara così. Realizzato senza la collaborazione né dell’artista né dei proprietari dei muri. Edito in Italia da L’ippocampo, Milano, si vende come una raccolta di opere del cosiddetto street artist Banksy con commenti precisi e senza filtri che possono essere smentiti dal primo che passa e porta testimonianze valide.

Un’antologia, no. Un catalogo, no. Un’analisi critica, neanche. Una storia bellissima che continua a essere scritta e raccontata da chi ama tutto questo e si incazza se qualcosa va storto.

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Prima di tutto: chi è Banksy?

Boh! Forse sarebbe meglio dire i Banksy. E a questo punto non è neanche ben chiaro se sia più corretto usare la forma plurale per parlare di lui (loro). La questione si fa divertente e mi scuserete se farò confusione anche io.

Banksy vivrà per sempre accanto a Jack lo Squartatore e la Maschera di Ferro in un capanno sulla spiaggia di Ipanema della fantasia collettiva.

Dunque il vero Banksy è caldamente invitato a non alzare la mano. Grazie.

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Banksy è uno street artist pensante e anonimo di Bristol che ha esordito nei tardi anni ‘90 e che ha conquistato la notorietà internazionale facendo principalmente stencil con la bomboletta spray nelle maggiori città del Regno Unito e del Nord America, patria della cultura hip-hop tanto amata dal Banksy ragazzino.

Bristol era un punto nevralgico della cultura giovanile britannica in ambito musicale e artistico. La città della sinistra radicale ha dato i natali, in tutti i sensi, al giovane Banksy protagonista dei “Rave” di incursione politica.

Con la sua crew realizzava pezzi a bomboletta a mano libera per optare poi per i più rapidi stencil. Diventa così riconoscibile ed efficace.

Dal 1999 si trasferisce a Londra dove la sua fama aumenta. Piano di marketing? Chi lo sa, ma funziona! Deve però aspettare sei anni prima di essere riconosciuto e pagato caro all’asta anche da Angelina Jolie a Los Angeles nel 2006.

Continua comunque ad attaccare l’establishment e rivendica la democraticità dell’arte che dovrebbe essere di tutti e non solo di un’orgia riservata ai super-privilegiati. Però a Angelina questo lusso glielo ha concesso!

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E oggi?

Forse ad oggi Banksy è diventato un marchio fatto di un gruppo di artisti. È probabile che all’inizio fosse solo uno, ma poi la posta in gioco si è fatta troppo alta e pericolosa. Insomma, anche Andy Warhol aveva dei collaboratori e nessuno lo nega.

Continua(no) con la sua costante grandiosa parodia affermando come chiunque possa diventare autorevole attraverso la ripetizione e l’amplificazione.

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La chiave dei graffiti resta sempre l’ubicazione. Non sarebbe la stessa cosa se dipingessimo nel salotto di casa o all’Accademia di belle arti. La nuova cifra stilistica sono gli stencil “crea e scappa”. Sul luogo del delitto non si torna più.

Banksy ha(nno) smesso di firmare i suoi lavori molti anni fa per ovvi motivi. Certificare i lavori di strada sarebbe stato come firmare il mandato del proprio arresto. In fondo non si definisce “artista”, ma “vandalo”!

Non è arte di strada se non è illegale. È solo arte per strada. E diventa esaltante perché è un attacco contro la proprietà, contro la noia.

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Le grandi Case d’Asta Sotheby’s e Christies non stanno però a questo gioco e hanno stabilito di non vendere più street art.

Non sarà certo la mancanza di vendite importanti il motivo per cui è difficile immaginare Banksy come il Damien Hirst della street art seduto su una montagna di soldi e con le conigliette rosa intorno a lui. Certo non se la passa(no) male, ma non a livelli di altri artisti. E certo, il messaggio che Banksy vuol far passare è un altro.

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Banksy è la street art. Basta usare Google Trends per avere questa conferma quando una ricerca su Internet sulla street art rimanda subito al nostro “vandalo”. Continueremo a cercare di capirci qualcosa in più la prossima settimana.

Elena