Banksy all’opera. Continuiamo a parlare dello street artist più famoso

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Torniamo a discutere del nostro artista misterioso: Banksy. E più lo è, più ci interessa.

Abbiamo detto che è di Bristol, ma ora forse si trova a Londra. Che usa principalmente gli stencil, ma che produce anche installazioni e performance. Che è uno, ma che potrebbe essere anche tanti. Insomma, boh!

Adesso vediamo un po’ cosa combina e perché se ne parla tanto nel mondo dell’arte. Una carrellata divertente, e che fa pensare, degli “aneddoti su Banksy” sempre grazie al libro “Banksy. Siete una minaccia di livello accettabile, se non lo foste lo sapreste”.

 I “Baneddoti”

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Cancellare o non cancellare? Questo è il primo problema e forse più importante. L’Assessore di turno inglese ci lotta ogni giorno e cerca di capire se è il caso di eliminare o meno l’ultimo graffito di Banksy dai muri della città.

Beh, se ti trovi a Bristol e il suo più illustre cittadino esprime la sua arte, devi fermare immediatamente l’omino con il secchio e il pennello pronto a cancellare tutto.

Banksy = Turisti da tutto il mondo in città

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Ci spostiamo a New York nell’ottobre del 2013. Banksy, o chi per lui, allestisce il suo banchetto vicino a Central Park per vendere per strada i suoi pezzi a 60 dollari. Con la sua presa in giro al mercato dell’arte ha fatto ricchi quei fortunati che in quei giorni passeggiavamo per New York e volevano arredare casa o l’ufficio.

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Poi ci muoviamo con Banksy a New Orleans dove si trova per riempire di nuovi colori i muri distrutti dall’uragano. Purtroppo i muri ridipinti vengono in pochi giorni coperti da vernice grigia da un vigilante molto scrupoloso. Lo chiameremo “Il fantasma grigio”. Banksy tornerà poi a New Orleans per combattere il tristemente famoso “fantasma grigio” e la sua malinconica arte. Una guerra a armi impari.

Torniamo in patria e in particolare a Londra dove l’artista è chiamato a presenziare alla premiazione nel mondo dell’arte dei South Bank Show Awards in onda anche sul canale televisivo britannico ITV. Banksy accetta e i cuori fremono. Sarebbe lo scoop dell’anno!

Troppo bello, alla festa di premiazione arriva un tizio alquanto malconcio che comincia ad abbuffarsi al buffet. No, non è Banksy, ma un senzatetto a cui Banksy aveva dato l’invito.

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Altra passione per Banksy sono le telecamere di sorveglianza, le cosiddette CCTV in giro per le città britanniche. Si diverte a prendere in giro il potere e realizza i suoi murales proprio sotto il loro occhio non poi così vigile. “One Nation” è una delle opere che realizza con questo scopo e si chiede:

Ma allora cosa guardano tutto il giorno quei tizi sovrappeso seduta nella sala di controllo? Non ci crederete, ma la risposta è…tette!

Ecco allora perché Banksy sia riuscito durante tutta una notta a montare un trabatello di tre piani e dipingere il suo murales. Banksy non ha le tette.

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Lo stesso Banksy poi si chiede:

Fino a che punto è illegale vandalizzare un muro, se quello stesso muro è stato giudicato illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia?

Ci riferiamo ai graffiti di chi in mano non ha più niente. Per questo Banksy nel 2014 torna ancora una volta a Gaza per i suoi murales e per girare un video che attirasse l’attenzione dell’opinione pubblica.

Sui muri spunta un “gattino dal tenero musetto” perché la gente su Internet vuole vedere solo quello.

Poi a Betlemme organizza un’asta di beneficenza e chiama un gruppo ristretto di street artist per dipingere sul Muro di Israele.

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Questo artista mi fa riflettere. Mi diverte e mi sconcerta. Cosa si deve chiedere di più all’arte?

Elena